CRUXMAN

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marzo 12, 2018 0 By carmine_inter

CRUXMAN

Ex militare, impegnato da sempre nell’aiuto al prossimo, Beppe decide di diventare Don Beppe e viene mandato dal vescovo come coadiutore nella cittadina in cui l’alto prelato è nato. Qui infonde nuova linfa all’attività parrocchiale e al contempo si rende conto di quanto il malaffare soffochi le potenzialità di giovani e adulti. All’improvviso le cronache riportano l’entrata in azione di un supereroe vestito di rosso e con croce sul petto che salva donne aggredite e interviene per difendere i più deboli che si trovano in situazioni critiche.Si percepisce anche che chi è alla regia conosce il ‘mondo piccolo’ di guareschiana memoria (non a caso compare un’immagine di Don Camillo che ha letteralmente ‘steso’ gli avversari). I problemi però non tardano a nascere. Perché si avverte progressivamente che, a fianco di una attrezzatura tecnica professionale, non si concretizza un altrettanto efficace attenzione ai particolari che sono fondamentali. A parte la scritta sulle magliette con ‘sé’ con l’accentazione sbagliata (vedi Treccani) sono il boss che si chiama Concetto che parla con le ‘e’ aperte tipiche della Lombardia e le forze dell’ordine con la scritta Police che creano qualche sconcerto. Se poi ci si vuole salvare con l’epigrafe finale in cui si scomoda Schultz che ha scritto che “L’umorismo è prova di fede” c’è da rilevare che in questo film di umoristico c’è davvero ben poco se non l’umorismo involontario creato da una colonna sonora musicale enfatica sovrapposta a situazioni che di enfatico non hanno nulla.

Stupisce poi che, come risulta dai titoli di coda, siano coinvolte nell’ambito produttivo organizzazioni cattoliche importanti che tanto fanno sul piano sociale e che meglio avrebbero impiegato le energie spese per questo prodotto audiovisivo nell’illustrare, anche in forma di fiction come l’inizio lasciava sperare, le loro attività. Siamo invece di fronte a una sorta di esaltazione di una ronda di ‘supereroi’ che ne ricorda altre non certo degne di rispetto. Papa Francesco, all’epoca ancora a Buenos Aires, in un discorso all’incontro arcidiocesano di Catechesi nel 2000 diceva: “La prima cosa che lei, la Vergine Maria, fece quando ricevette la buona notizia nel suo seno fu di uscire di corsa a prestare servizio. Usciamo di corsa a prestare il servizio della fede nella buona notizia che vogliamo donare agli altri”. Calci e pugni (anche se vorrebbero essere umoristici senza di fatto esserlo) non sono contemplati